Bibliografia Completa

L’Amante Inviolata

Protos Editori, 2024

Marco Cincotti è la penna politica della Gazzetta dell’Orbe finché, causa un’intervista col politico più affermato della città, viene trasferito alla cronaca. Accetta la decisione, che vive come un sopruso, solo per problemi familiari. Ma il passaggio al nuovo incarico si rivela una sorpresa; la cronaca non bleffa come la politica e le storie della gente comune, anche le più efferate, sono cariche di un’umanità mai riscontrata nel suo vecchio mondo. Ora, fra gli altri, ha per le mani il caso di due prostitute uccise.
Il suo capo, col quale ha un rapporto altalenante, lo incarica di seguire il Tan Show, la fiera dell’arte funeraria e cimiteriale che si tiene in un grande albergo fuori dell’abitato. Qui rivede Renée, il suo primo amore che, dopo un breve ma molto coinvolgente flirt, era sparita. L’attrazione si risveglia prepotente in entrambi e, benché l’uomo le confessi che, a seguito di una grave malattia, è diventato impotente, passano insieme una notte di fuoco.
La mattina viene trovato morto in una bara-frigo il titolare di un’impresa di pompe funebri. È prono, senza vestiti e col preservativo pieno addosso, e solo un lieve segno rosso sul collo. Sempre in mattinata viene trovata cadavere una terza prostituta.
All’albergo viene inviato per indagare il marito di René, che è un vice ispettore di Polizia ed è geloso della moglie, senza approdare a nulla. Il medico legale chiarirà l’accaduto, che va oltre ogni immaginazione, e Marco, valendosi delle sue conoscenze di onomastica, riuscirà a trovare le persone coinvolte.
Quanto alle prostitute, viene arrestato un uomo che confessa i delitti ma si scopre essere un millantatore. L’assassino è molto più vicino di quel che pensa Marco. La sua scoperta però non è la fine della storia ma un nuovo inizio che porta a una verità impensabile. Una verità che conosce solo lui, e toccherà alla Polizia, se vorrà, indagare per trovarla.

L’Inumano Difettoso

Caosfera 2016, pp 121

Nel prossimo futuro gli inumani, androidi che riproducono alla perfezione l’anatomia degli uomini, sebbene dotati di un cervello elementare, essendo in tutto e per tutto simili all’uomo, nutrono le medesime pulsioni. Per questo sono state create le inumane, donne-automa con la funzione di accoppiarsi e dare vita a veri e propri nuclei familiari di androidi. La finalità degli inumani è lavorare al posto degli umani i quali, liberati dal giogo del lavoro, sono diventati dei perdigiorno e sprecano il proprio tempo in occupazioni futili e oziose. Poi, un giorno, Aleph, creato per le faccende domestiche, rivela un difetto di fabbricazione.

Poker di Donne

Sidebook, 2015, pp 163

“Poker di donne” vuol essere, in qualche modo, un romanzo “corale” pur rappresentando oggettivamente quattro racconti distinti. Voci di donne che la quotidianità ha umiliato e offeso o anche solo ferito, ritratti di una umanità che ci cammina a fianco o che, talvolta, ci rappresenta. L’attenzione e il rispetto dell’autore a cercare di “essere” ognuna di quelle donne regala alle pagine una autenticità ed un valore testimoniale particolarmente significativo. Una scrittura “leggera” che affonda in profondità fino all’anima del lettore perché ad essa parla con le parole confidenziali con le quale un amico o un’amica si confessano davanti ad un caffè o a un bicchiere di vino.

Storie di Umani e Consimili

Montag Editore, 2014, pp 84

Diciassette storie nelle quali accanto a ogni uomo, donna o bambino c’è sempre un animale. Un cane, un gatto, un canarino, una mucca… che partecipano alla vita dell’essere umano, ne condividono il cammino, gli sono di compagnia e di conforto, di sprone e non di rado di esempio, comunicando con lui attraverso le infinite sfumature non solo della voce, ma pure del muso, del corpo, della coda. Umani e consimili, dunque, che percorrono appaiati la strada comune dell’evoluzione, consapevoli, seppur nelle differenze, che il destino degli uni è anche il destino degli altri.

A Pungere Sono le Femmine

MJM Editore, 2014, pp 144

Un giovane e la sua incapacità di amare veramente una donna, di andare oltre il sesso. L’amore non è di casa nel suo cuore, e la sofferenza per questa mancata dimora, per lungo tempo ignorata, senza averla sentita come una vera mancanza, sta diventando sempre più presente alla coscienza, incombente addirittura, quanto un rimorso tardivo, un rimpianto riottoso, talora confuso perché frammisto a un profluvio di sensazioni che si accalcano, eppure più vivo che mai per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Disteso in un letto, si costringe a ripensare alla sua vita, a ripercorrere i suoi avanzi di memoria, cercando nei ricordi la chiave che possa aprirlo al sole, alla bellezza, alla fusione intima con un’anima.

Ervirna. Una Storia d’Amore

Italic, Ancona 2013, pp. 120.

In questo romanzo la sorpresa è già fin dall’inizio. Si aprono allora due piani narrativi: il primo l’Aldilà (passato remoto) e il secondo la sera precedente il decesso (presente). A quanto pare nell’Aldilà – la scelta verbale potrebbe indicare un distacco dal mondo dei vivi anche temporalmente – gli esseri umani devono venir sottoposti al giudizio divino e mantengono le loro prerogative caratteriali. Detta così la trama sembra semplice, invece nel corso del romanzo si incontrano numerosi spunti di riflessione che ci pongono davanti alla morte e a un’eventuale condanna “nudi di fronte alle proprie responsabilità”. Un’opera che avvince e che inoltre si fonda su “una storia d’amore” non seguendo i consueti canoni letterari ma realizzando un suo originale svolgimento.

Tumuori

Prefazione di Ivano Mugnaini. Puntoacapo Editrice, Pasturana 2013, pp. 126.

L’improvvisa scoperta della malattia. L’ansia, la paura della morte. La vita che deraglia dai binari di una precaria tranquillità ed entra in un tunnel -forse- senza uscita. Il pensiero che diventa fisso, monotematico; anzi, unico: “ho una malattia che può farmi morire”. Il mondo che frana addosso, le cose della vita che sbiadiscono, perdono di interesse. Pure le persone, pure chi ci sta vicino. L’unico interesse è guarire, uscire dal tunnel.
Il romanzo è la storia di un uomo e della sua malattia, raccontata con un taglio ora ironico ora drammatico.

I Cani non fanno Colazione

Este Edition, Ferrara 2011, pp. 160.

E’ un romanzo che, a parte il fatto che i cani la facciano o meno colazione, o facciano piuttosto pranzo o cena, o mangino due volte al giorno come i loro padroni, racconta la storia di un cane. Di un cane (o meglio, di una cagnina, perché è una femmina) e della famiglia che l’accoglie. Anzi, delle famiglie, perché Cleopatra, questo il nome della cagnetta, per una parte della giornata sta con una famiglia, e per l’altra parte sta con un’altra. E, al bisogno, con un’altra ancora. Una sorta di famiglia allargata. Ed è Cleopatra una specie di nomade d’appartamento. Quindi la storia di una quattrozampe e degli umani con cui divide i tetti, a capitoli alternati. In uno è la cagnina a raccontare, dal suo punto di vista, sensitivo, istintivo, nel successivo sono gli uomini a parlare, o le donne, dal loro punto di vista razionale. O pseudo tale. La storia di come Cleopatra entri a tal punto nella vita della famiglia allargata da diventarne parte strettissima, immancabile, e da partecipare immarcescibile a qualsiasi evento della stessa. Di come si crei un legame prezioso e profondo fra l’uomo e il suo proverbiale amico, sia pur femmina.

La Pratica

Giraldi Editore, Bologna 2011, pp. 226.

In un fantomatico palazzo di cristallo, il Pallazzo, sede di tutte le pratiche della città, un giorno ne va persa una. Il fatto in sé, considerato il numero di quelle che colà sparivano senza lasciare traccia, non avrebbe avuto più conseguenze di un colpo d’aria in un tifone. Sarebbe bastato fare quello che si faceva sempre in questi casi, predisporne per il legittimo proprietario una nuova. Stavolta però la pratica smarrita sta a cuore a un politico del posto eletto deputato, e deve quindi essere trovata a ogni costo. La sua ricerca porta così il lettore a viaggiare all’interno di quel coacervo di cristallo, a conoscere i suoi inquilini coatti e le loro peripezie. I travet sotto vetro, immagine riflessa dei travet di tutto il mondo, che si dibattono negli abissi della burocrazia, in una sorta di teatro degli orrori grottesco e paradossale. Il romanzo è umoristico, nel doppio registro del comico e dell’ironico, e surreale, con squarci di senso-nonsenso compiuto. Il tutto legato da un sottile filo giallo, da uno strano morto -non ammazzato- e dalla ricerca della pratica smarrita..

…Andremo ancora a Giocare

Prefazione di Claudio Cappelletti. Nota dell’autore. Giraldi Editore, Bologna 2008, pp. 174.

E’ un’antologia del Riposo di Snoopy, il cimitero per animali d’affezione di Grizzana Morandi; una sorta di Spoon River dei nostri compagni di vita. In queste cinquantacinque storie di cani, gatti e qualche uccello che colà dimorano, sono i nostri remoti simili a parlare, la nostra coscienza primigenia, attraverso la bocca dei loro padroni. Storie di animali dunque, ma anche di uomini, di donne e di bambini che ne hanno condiviso il transito terreno. Animali domestici, amici fedeli, compagni di cammino. Stampelle dell’anima, maestri di vita, di esempio all’uomo. Chi ha un cane in casa, o un gatto, sa di aver a che fare con un amico vero, profondo; con uno di famiglia, che ama e soffre con noi. Ecco allora che quando il nostro amico di tante avventure, di tante confidenze muore, perché un tempo maligno gli assegna una vita più breve della nostra, ripugna buttarlo nella spazzatura, in un cassonetto dell’immondizia, quasi a dimenticare di averlo avuto, di cancellarne l’esistenza. Una dignitosa sepoltura, come si conviene a uno di famiglia, è il giusto riconoscimento di chi ha dato tanto senza nulla chiedere.

Due Zampe di Troppo

Giraldi Editore, Bologna 2007, pp. 104.

E’ una raccolta di racconti (8 storie d’amore, e di dolore, a 4 zampe) che hanno per protagonista il cane. Il quattrozampe che fin dall’antichità ha eletto l’uomo, più che a capobranco, a proprio dio. L’essere che non chiede nient’altro che di amare il suo padrone, spartirne gioie e sofferenze, speranze e delusioni, e che spesso riceve invece da questi incuria e indifferenza, sevizie e crudeltà. Ma l’amore del cane per l’uomo è totale, incondizionato; più simile a quello di un dio per le sue creature che a quello di una creatura per il proprio dio. Il cane frequenta l’uomo da millenni, ne è l’indifesa coscienza; gli parla col muso e il corpo, gli occhi e il cuore, e senza parole dice l’indicibile, l’ineffabile, additandogli l’unica via possibile, quella dell’amore disinteressato, gratuito. Divino. Benvoluto presso gli antichi Egizi, i Greci e i Romani, nel Medioevo, presso i Celti e i maggiori Santi della Cristianità, oggi il cane continua a essere abbandonato sulla strada della vacanza e dell’egoismo. Il libro è un atto d’amore verso il quattrozampe della specie e una richiesta di scuse per le perfidie di cui ancora è fatto oggetto.

Una Giornata Normale

Giraldi Editore, Bologna 2005, pp. 136.

“Anteo Greppia si destò al trillo della sveglia con l’umore intorpidito del mattino. Scese dal letto e ciabattò in bagno, raggiunse la tazza e si abbandonò alla ciambella quanto un naufrago a una tavola di legno. Espletata in dormiveglia la prima pratica della giornata fece per alzarsi, ma non ci riuscì.” Le prime righe del romanzo prefigurano la “giornata normale” del titolo. “Normale” per contrasto con quelle del protagonista, irte di impegni, di lavoro e di partito. La giornata in casa, sia pure ostaggio del bagno, con le preoccupazioni del caso (qualcuno ha messo della colla sulla ciambella, è una paresi o peggio), lo porta a ripensare alla sua vita, a riscoprire ciò che conta; la moglie, i figli. Una famiglia che gli sta sfuggendo dalle mani, e che, quando pensa di aver ritrovato, rischia di perdere per sempre. Al suo capezzale accorrono, in una sorta di crescendo dell’assurdo, un medico del pronto soccorso, per una diagnosi della “malattia” (se di malattia si tratta), i pompieri, causa un principio di smottamento della tazza, e uno psichiatra di sostegno, per un non ben chiaro “supporto psicologico”. Alle visite si alternano alcune telefonate e frammenti di vita dei figli. Finché la situazione non precipita, non solo per metafora. Anteo frana con la tazza giù per la colonna del palazzo. Sembra tutto finito, e invece è solo un nuovo inizio.


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